Società / È nato il primo centro di competenza nazionale per prevenire le vessazioni perpetrate sulle persone in età avanzata – La psicologa di Pro Senectute Francesca Ravera: «È un fenomeno sommerso e spesso sottaciuto, serve un cambio culturale»
Violenza fisica e percosse. Ma pure pressioni psicologiche (con minacce e rimproveri) o finanziarie (con bisticci e litigi per l’eredità). Oppure, la ‘‘semplice’’ quanto brutale incuria. La violenza nei confronti degli anziani viene perpetrata in tanti modi. E sovente non è facile riconoscerla, oppure passa inosservata poiché avvenuta tra le mura di casa. A volte, invece, può pure capitare che il maltrattamento non sia intenzionale: il familiare (o il professionista che fornisce assistenza) ha buoni propositi, ma il suo comportamento porta a un eccesso di cure, ledendo così il diritto di autodeterminazione dell’anziano. Insomma, la violenza sugli anziani è un tema complesso, articolato. Spesso sottaciuto, sommerso.
Si stima, infatti, che ogni anno in Svizzera circa 300 mila ultrasessantenni siano in qualche modo toccati dal fenomeno. Lo sportello nazionale «Vecchiaia senza violenza», lanciato nel 2019 con un apposito numero di telefono (0848 00 13 13) ha finora ricevuto circa 600 segnalazioni di presunta violenza. «Rispetto alle stime, i casi che emergono sono una piccolissima minoranza. Non sono nemmeno la punta dell’iceberg», spiega al Corriere del Ticino Francesca Ravera, psicologa di Pro Senectute e membro del comitato direttivo del Centro di competenza nazionale «Vecchiaia senza violenza» (vecchiaiasenzaviolenza.ch). Un centro di competenza inaugurato proprio ieri e che per la prima volta in Svizzera riunisce sotto lo stesso tetto il «know how» delle tre principali organizzazioni che si occupano di anziani: Pro Senectute Ticino e Moesano, la «Unabhängige Beschwerdestelle für das Alter» in Svizzera tedesca e infine «Alter ego» in Romandia.
Un vero e proprio lavoro
Ma cosa fare, dunque, per far emergere la problematica, portarla alla luce, e quindi in definitiva affrontarla? Per la psicologa di Pro Senectute è innanzitutto fondamentale «tener conto dei fattori di rischio»: «Gli anziani in situazioni fragili (dovute alla loro condizione di salute, economica, o magari perché in un contesto di solitudine) sono molto più a rischio. E questo perché, quando si affidano a qualcuno per le cure, a un familiare o a del personale qualificato, spesso non hanno più la possibilità (o la capacità) di contrastare i maltrattamenti».
Oltre a ciò, va considerato che le forme di maltrattamento sono molto differenti tra loro: «Si va dal maltrattamento ordinario (ad esempio con una mancanza di attenzione nei confronti dell’anziano) fino ad arrivare alle vere e proprie violenze fisiche che richiedono un intervento delle autorità».
Prendersi cura di un proprio caro è molto complesso
In tutto ciò, non va dimenticato che a volte il maltrattamento perpetrato da un familiare non è nemmeno voluto. «Può capitare che tale comportamento sia dettato dalla fatica, dallo stress o semplicemente dalla mancata comprensione dei bisogni dell’anziano», spiega Ravera. Già, un familiare, magari solo e che si deve occupare di entrambi i genitori anziani, può trovarsi in situazioni molto complesse e difficili da gestire. «Molte situazioni – continua la psicologa – spesso si risolvono quando si riconosce la sofferenza non solo dell’anziano, ma di tutto il nucleo familiare, dando poi a quest’ultimo il sostegno necessario, attivando ad esempio gli aiuti a domicilio». «Prendersi cura di un proprio caro – aggiunge la psicologa – è molto complesso. È un lavoro vero e proprio, molto impegnativo e spesso non riconosciuto dalla società. E a volte, questo contesto può portare alla frustrazione, a perdere la calma».
A questo punto, cosa fare? «Rivolgersi alla rete di aiuti, ad esempio tramite Pro Senectute, è il primo passo per ricevere un sostegno o anche per chiedere una consulenza in caso di dubbio».
Ad ogni modo, secondo l’esperta, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione, il tema della solitudine e di come affrontarla diventerà sempre più centrale. «La solitudine è il fattore di rischio più importante che porta ai maltrattamenti. Occorre sensibilizzare la popolazione, sviluppando al contempo una cultura che porti alla creazione di reti di aiuto, di mutuo-soccorso, di solidarietà». Insomma, essere integrati a una rete (di familiari, conoscenti, amici, professionisti del settore) è fondamentale per evitare, in futuro, di trovarsi in situazioni di fragilità.
