Morbio Superiore / Entro la fine dell’estate i primi suggerimenti degli architetti Rina Rolli e Tiziano Schürch per «trasformare» il paese in una collettività dove anziani e giovani interagiscono verso una nuova centralità
Gli errori commessi in passato a livello pianificatorio – e oseremmo dire anche sociale – emergono sempre più nei nostri paesi. Quella centralità di una volta che catalizzava la vita comunitaria si va estinguendo con l’avanzare dell’età dei protagonisti. Ma in qualche modo si può tornere indietro? Evidentemente no ma è possibile proporre una centralità di altro tipo dove i luoghi di incontro e di socializzazione valorizzino l’intergenerazionalità. È almeno quanto pensano gli architetti Rina Nolli e Tiziano Schürch dello StudioSER, che stanno portando avanti uno studio su Morbio Superiore che potrebbe diventare in questo senso un villaggio modello.
I ricordi dei residenti
I due specialisti stanno lavorando su incarico del Comune di Breggia e forse già per la fine dell’estate saranno in grado di presentare al Municipio delle idee concrete su come «trasformare» il paese. Il progetto è iniziato nel 2019 con una ricerca condotta in tutta la Valle di Muggio per capire come vivessero gli anziani e quale fosse la qualità della loro vita.
«In questi ultimi mesi ci siamo concentrati sulla conoscenza del territorio e del suo passato. È il punto essenziale da cui partire. Abbiamo eseguito una serie di interviste con anziani e con altre figure importanti del villaggio. Ci hanno raccontato di com’era il paese una volta e di come lo vivono oggi, mettendo in rilievo i cambiamenti avvenuti negli anni. È stata un’esperienza molto importante dal profilo umano. Si è vista la grande voglia di raccontare da parte degli intervistati. Hanno portato anche documenti, fotografie, cartine delle corti e altro ancora» afferma l’architetto Tiziano Schürch.
Cala il senso d’appartenenza
«Abbiamo raccolto tanto materiale e soprattutto prezioso. Da questa prima fase del nostro lavoro emerge come in passato Morbio Superiore fosse un paese pieno di vita, con diverse funzioni, la presenza di artigiani e di alcune osterie: il senso di comunità era molto marcato. Oggi la situazione è profondamente cambiata. C’è stato negli anni una diminuzione graduale del senso di appartenenza. Al suo posto ha preso piede un rapporto più individuale con la vita. Pensiamo ad esempio alle numerose casette monofamigliari sorte di recente, un fenomeno che certo non favorisce i rapporti sociali. E le persone che abbiamo incontrato non hanno mancato di esprimere un certo sentimento di nostalgia» aggiunge da parte sua Rina Rolli.
Un’interazione diversa
Quindi se oggi manca un luogo dove potersi recare ed essere sicuri di incontrare altre persone, è anche vero che si può (o si deve?) trovare l’occasione per proporre un altro genere di centralità e di interazione sociale coinvolgendo anche i giovani nell’ambito di un concetto di intergenerazionalità.
«Ma non solo nel nucleo del paese bensì anche nei compari adiacenti. Anche se il nucleo rimane il cuore dal quale si irradia l’intera comunità» affermano all’unisono i due architetti.
Per la qualità della vita
Insomma, l’obiettivo è di passare dalla teoria alla pratica con progetti concreti che migliorino la qualità della vita e si concentrino sugli spazi pubblici dove la comunità può rinsaldarsi.
Come a Monte
Per finire ricordiamo al proposito che anche il Comune di Castel San Pietro sta portando avanti un progetto per certi versi simile a quello di Morbio Superiore nella frazione di Monte.
