TICINO / Ha insegnato alle Elementari di Vezia dal 1971 al 2016 – Ogni tanto posta un disegno dei suoi ex allievi su Facebook e qualcuno si riconosce come autore – «Ai miei tempi si metteva la camicia bianca, poi le cose sono cambiate»
Il giorno tanto atteso da bambini e ragazzi è arrivato: oggi si è concluso l’anno scolastico 2020/2021. La scuola (per chi non ha gli esami) è finita. C’è chi è emozionato (soprattutto se finisce un ciclo di studi), chi è triste perché non è stato promosso, chi pensa solo alle vacanze. Forse un pochino meno entusiasti sono (in alcuni casi) i genitori, che si ritrovano a dover «riempire» le giornate dei prossimi due mesi. Ma come la vivono i docenti? Abbiamo pensato di raccontarlo attraverso gli occhi di Francesco (Ceck) Giudici, in pensione da cinque anni.
Dai banchi «del Ceck» sono passati tanti bambini: ha insegnato presso le scuole elementari di Vezia dal 1971 al 2016. Ben 45 anni. Ma l’ultimo giorno «ha sempre un’atmosfera particolare», soprattutto quando si conclude un ciclo e «la classe non sarà più tua oppure cambierà sede». Il docente ricorda addirittura quando era lui a frequentare le Elementari: «Andavo a Camignolo – racconta – e l’ultimo giorno era l’occasione per presentarsi con un abbigliamento un po’ più ricercato rispetto al solito. Se durante l’anno i calzoni erano gli stessi per tutta la settimana, quel giorno andavi a scuola con la camicia bianca, se ce l’avevi». Un atteggiamento che ritrovava anche nei primi anni di insegnamento a Vezia, mentre con il tempo, poi, le cose sono cambiate. «Nei miei ultimi anni di insegnamento mi è capitato sovente che all’ultimo giorno di scuola si presentassero allievi con i vestiti adatti per partire immediatamente in vacanza appena messi fuori i piedi dall’edificio scolastico».
Nella sua classe, l’ultimo giorno c’era la gara di domande su abilità esterne all’insegnamento scolastico. «Quasi tutte le (poche) coppe che ho vinto a livello calcistico, boccistico e podistico, dopo averne strappato l’indicazione della gara e del piazzamento, sono finite lì come premio». I bambini, poi, «sovente volevano fare un disegno da lasciare al maestro».
Nell’ultimo giorno c’è un altro grande classico, soprattutto quando i bambini cambiano insegnante o scuola: il regalo. Il maestro Giudici inseriva nell’ordine del giorno alla serata dell’incontro con i genitori l’indicazione del DECS che invitata a non farne. Ma, puntualmente, arrivavano. «Ho ricevuto parecchi doni e ho sempre ringraziato ‘‘di nascosto’’ per non mettere in imbarazzo coloro che avevano seguito ‘‘la legge’’», ammette. Uno in particolare, però, ha lasciato il segno: «Da quasi trent’anni lo vedo ogni mattina mentre mi alzo. Si tratta di un ‘‘vuotatasche’’ che ho posizionato sul comodino». A casa, Ceck ha anche un mucchio di disegni, lettere, dediche, auguri. Di tanto in tanto ne sceglie qualcuno, lo fotografa e, celando il nome dell’autore, lo posta su Facebook. «Alcuni miei ex scolari mi scrivono dopo averne scoperto l’autore».
Rispetto alla «cena di fine anno» con i bambini, il maestro ha sempre optato per un saluto a scuola. Davanti a un buon piatto preferisce ritrovarsi anni dopo con i suoi ex alunni, «allievi che da anni non vedevo: occasione interessante di discussione tra adulti riprendendo ricordi che diventano patrimonio di ognuno».
E se oggi, insieme alla «cartella», gli studenti avranno portato a casa un bel mucchio di compiti, Ceck fornisce il suo consiglio senza tempo per l’estate: «Leggete, leggete, leggete».
Ci si rivede il 30 agosto.
