CATEGORIA A RISCHIO? / Pro Senectute spinge per la cancellazione della clausola riferita all’età contenuta nella legge COVID-19 – La portavoce Laura Tarchini: «Ora c’è più consapevolezza della malattia, ma è fondamentale evitare un altro lockdown»
«È sbagliato considerare tutti gli anziani una categoria a rischio». Parola di Eveline Widmer-Schlumpf, presidente di Pro Senectute Svizzera e già consigliera federale, che in una lunga intervista rilasciata al domenicale «Sonntags Blick» ha spiegato la volontà dell’organizzazione di apportare delle correzioni alla legge COVID-19 sottoscritta dal Consiglio federale a fine giugno e che, probabilmente questa settimana, varcherà le porte del Parlamento in una nuova versione: nel testo non si parlerà più di un’età specifica, ma solo di «persone particolarmente vulnerabili».
Finora, lo ricordiamo, le persone di età pari o superiore a 65 anni venivano considerate come parte di un gruppo a rischio e quindi particolarmente esposte a complicazioni legate al coronavirus. Una clausola, questa, «troppo rigorosa» per la stessa Widmer-Schlumpf, in quanto inserire più di un milione e mezzo di persone in una categoria a rischio basandosi solamente sull’età è «discriminatorio» e, soprattutto, sottopone gli anziani a enormi restrizioni.
Ma se questa modifica di leggere dovesse venire effettivamente avallata dal Consiglio federale, a quali cambiamenti sarà sottoposto l’anziano? Abbiamo girato la domanda alla portavoce di Pro Senectute Ticino, Laura Tarchini.
L’ago della bilancia
«Non ci sarà più questa forma di discriminazione legata all’età – ci spiega Tarchini -, l’anziano si sentirà sollevato e non avrà più il peso di essere la causa di queste disposizioni di sicurezza. Abbiamo percepito che, a causa della protezione che si voleva dare loro, si sentivano causa di tutte le chiusure. Se venissero definiti altri gruppi a rischio, non più basati sull’età, chiaramente l’anziano non si sentiràebbepiù come se avesse il dito puntato contro». Durante la pandemia, infatti, le restrizioni messe in campo dalle autorità per arginare la diffusione del virus erano per la maggior parte in funzione della tutela dell’anziano. Misure «pesanti da sopportare», secondo la portavoce di Pro Senectute, soprattutto «per quegli over 65 che magari ancora lavoravano e si sono sentiti da un giorno all’altro messi “sotto tutela”».
Il cambio di rotta
Facendo un passo indietro, a marzo la stessa Eveline Widmer-Schlumpf aveva lanciato un appello agli over 65 chiedendo di «rispettare le disposizioni federali e cantonali relative al coronavirus», consapevole che le misure erano «estremamente dure per alcuni, ma necessarie». È evidente, quindi, il cambio di rotta di Pro Senectute. «Con il passare dei mesi c’è stata un’evoluzione – continua Laura Tarchini – Gli studi hanno mostrato che raggruppare tutti gli over 65 in un’unica categoria andava a creare questa discriminazione, in particolare pensando ai “giovani anziani”, che pur godendo ancora di buona salute venivano comunque messi sotto questa cupola di protezione».
In Ticino – ma non solo – il dibattito su questo tema è stato particolarmente acceso, basti pensare a quando il Consiglio di Stato decise di proibire agli over 65 di andare al supermercato a fare la spesa. «Il Ticino è stato il primo ad essere colpito e ha adottato delle misure più rigide rispetto ad altri Cantoni, ma ci trovavamo in un periodo nero, i casi erano tanti e non si conosceva ancora la malattia», precisa Tarchini. «È chiaro che adesso siamo ad uno stadio diverso, nel quale si hanno più evidenze per quanto riguarda la propagazione dell’infezione».
«Evitare un’altra chiusura»
Se all’inizio della pandemia si puntava quindi a tutelare la salute fisica dell’anziano con restrizioni e divieti, ora si ha anche un occhio di riguardo alla loro salvaguardia psichica e sociale. Ma in caso di seconda ondata, come bisognerà comportarsi? «A livello di protezione degli anziani e di chi lavora con e per loro, si è capito che questa categoria va protetta, ma le attività devono continuare. L’anziano deve ritrovare una certa normalità, soprattutto per quel che riguarda le attività del quotidiano. Durante la chiusura dei centri diurni – continua Tarchini – abbiamo notato un netto peggioramento per quanto riguarda lo stato di salute mentale di certi utenti. Un’altra chiusura, perciò, deve essere evitata, soprattutto perché adesso c’è più consapevolezza della malattia e di conseguenza ci sono piani di protezione per ogni attività, oltre ad esserci una grande conoscenza della situazione».
Una norma sotto la lente
La clausola dell’età – o meglio della discordia per la quantità di critiche che ha generato – è disciplinata dalla legge COVID-19 sottoscritta dal Consiglio federale. Per Eveline Widmer-Schlumpf, bisognerebbe avere un occhio di riguardo soprattutto per quegli anziani con una malattia preesistente, ad esempio una malattia autoimmune, una malattia respiratoria cronica o un sistema immunitario gravemente indebolito. È fondamentale, per Pro Senectute, che le misure di protezione messe in campo dalle autorità siano continuamente adattate all’evoluzione della situazione. E la situazione attuale, per l’organizzazione, impone la cancellazione della clausola.
